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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Coraggio... fatti ammazzare!

Prima sera del Festival di Sanremo, e prima sera di visioni alternative. Il canale Iris trasmetteva questo episodio della saga dell'ispettore Callaghan, e non me lo sono lasciato sfuggire. Diretto dallo stesso Clint Eastwood, è probabilmente il film più ricco di frasi celebri, a partire dal titolo.
Uscito nelle sale nell'ormai lontano 1983, forse all'apice della parabola violenta degli anni 80, è talmente nero da risultare scorretto. La trama ruota intorno alla vendetta di una pittrice (interpretata dall'enigmatica Sandra Locke), violentata dieci anni prima insieme alla sorella da una banda di balordi. Harry Callaghan si inserisce quasi per sbaglio nella storia, dopo essere stato punito per le solite procedure violente.

A differenza del primo Callaghan, Eastwood imprime una sfumatura più reazionaria e meno malinconica a Dirty Harry. Gli anni 80 erano diversi dai 70, le tensioni rivoluzionarie avevano già lasciato il posto alla dottrina conservatrice di Ronald Reagan, e il regista sembra essere pienamente a proprio agio nei panni del raddrizzatore di torti. L'ostentazione delle armi diventa un feticcio, ovunque Callaghan vada i morti piovono a mazzi. Questo film è stato il perfetto manifesto di un'epoca piuttosto barbara, in cui l'opinione pubblica incoraggiava apertamente l'uso della forza contro tutto ciò che non andava: non sfuggirà allo spettatore il plauso degli anziani dell'autobus che Callaghan utilizza per inseguire un delinquente.

Sottovalutato dalla critica, secondo me lascia trapelare il talento di Clint Eastwood dietro la macchina da presa. Possiamo dissentire dalla morale che piega la giustizia alla violenza, ma difficilmente possiamo affermare che questo sia un brutto film.

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