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La forza di gravità

Ecco, questo è un.libro che non avrei mai letto, se non fossi andato casualmente nella biblioteca comunale della mia città. Sono piuttosto scettico riguardo alla letteratura italiana contemporanea, ed evidentemente questo romanzo di Claudio Piersanti rientra pienamente nella categoria.

La trama è semplice, direi vagamente francese: Serena, la protagonista, ha diciotto anni e vive in una grande città (mai nominata, io ho pensato di riconoscere Roma da alcune descrizioni) insieme alla zia. Ha perso la madre da piccola, e il padre è sprofondato in una pigrizia maschile fatta di televisione e divano. La vita di Serena non è mai stata facile, avendo subito alcuni interventi di chirurgia estetica alla mandibola.
Nel suo stesso condominio vive il Professore, co-protagonista del racconto. È un tipo strampalato, sulla sessantina. Solitario, quasi misantropo, già docente di scuola superiore ed esperto di filosofia, trascorre giornate ripetitive tra letture impegnate e videogiochi sparatutto.

L…

A Natale portami via

Dice qualcuno che il Natale è una sorta di capro espiatorio per lavarsi la coscienza. Dice qualcun altro che dovrebbe essere Natale tutti i giorni, non soltanto il 25 dicembre. Perché quelle cose, quei valori che ci sforziamo di esprimere alla fine di dicembre dovrebbero essere gli stessi che muovono le nostre azioni sempre.

Poi ci sono quelli che sembra lo facciano apposta a rendere sgradevoli anche questi giorni speciali. Alcuni di costoro se la cavano perché, in fondo, il resto dell'anno sono persone in gamba e forse si sentono soltanto tristi o frustrate. Altri invece sono proprio fatti così, un po' stupidi: sono stupidi dal 1 gennaio al 31 dicembre, senza ferie; ma sono la minoranza e bisogna difendere anche le minoranze.

Allora, caro Gesù Bambino/Babbo Natale/Santa Claus/Santa Lucia/San Nicola/San Nicolò, mettiamola così: l'anno prossimo non ti affaticare a portarci doni ingombranti e costosi. Anzi, non ti affaticare proprio a portare. Piuttosto, porta via: portaci via la stupidità, l'orgoglio, l'arroganza, l'energia per litigare. Chiedere di toglierci le sofferenze e le difficoltà sarebbe troppo, lo so. Ma se almeno restassimo senza la forza di essere peggiori di quel che siamo realmente, sarebbe un gran risultato...

Un Natale povero, come augura sempre Mauro Corona (che inizia a ripetersi un po', ma finché ripete cose condivisibili...). Non necessariamente povero di soldi e di benessere, ma povero di sentimenti rabbiosi e negativi. Io credo che si faccia più fatica ad odiare che ad amare, soprattutto perché l'odio non ti fa dormire bene la notte e al mattino ci si alza stanchi.


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