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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Documenti, prego

Raramente leggo Andrea Vitali da Bellano (Lecco). Ci ho provato, ma non riesco ad avvicinarlo alla letteratura lombarda di Piero Chiara, solo per fare un nome. Le storie di paese di questo medico condotto mi sembrano davvero minime, quasi costruite per risultare simpatiche al maggior numero di lettori possibile.

Ho invece acquistato questo romanzo, che probabilmente per altri autori definiremmo racconto breve, incuriosito dalla descrizione: una storia di suspense, kafkiana, che precipita un uomo "normale" in un incubo poliziesco. All'ultima pagina si può dire che anche la descrizione è vagamente acchiappa-clienti. Chi ha una certa età può forse inquadrare la trama nel filone dei brevi racconti che Mondadori raccoglieva sotto il nome di Hitchcock.

Raccontare la trama significa svelare ogni cosa, quindi mi limito ad un cenno: il protagonista, un rappresentante commerciale di una ditta, vive l'incubo di un controllo di polizia che sconfina tra il sogno e la realtà. Descrizioni distopiche (finalmente ho usato questo disgraziato aggettivo in una recensione!) alzano il livello della tensione, giocando anche sul fenomeno dell'identificazione.

In ultima analisi, è una storiella molto italiana, che si fonda sull'innata diffidenza che caratterizza il nostro rapporto con la polizia e in generale con gli apparati dello Stato. Anche per questo lo giudico un po' facile, come un lieto fine a Natale. Se proprio non avete altro nella pila dei libri da leggere.

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