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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Hotel del gran cervo

Franz Bartelt è uno scrittore di esperienza, piuttosto noto in Francia per la varietà dei suo contributi letterari. In Italia è ancora misconosciuto, e per questa ragione bisogna riconoscere il merito dell'editore Feltrinelli di aver tradotto in italiano questo divertente romanzo poliziesco.

Siamo nelle Ardenne, ai confini tra Francia e Belgio. Il nome del minuscolo paese è Reugny, che suona già alquanto buffo e suggestivo. L'hotel del gran cervo è una vecchia struttura ricettiva gestita da una signora di mezza età, figlia della storica proprietaria ridotta su una sedia a rotelle per una caduta dalle scale alquanto... sospetta. L'albergo non fa grandi affari, ma il suo nome è legato alla tragica morte di una star del cinema degli anni Cinquanta. Ancora oggi, la stanza in cui è stato rinvenuto il suo cadavere è una sorta di museo in cui tutto è fermo a quel fatidico giorno.

Nicolas Tèque arriva a Reugny per girare un documentario sulla suddetta star del cinema, ma ben presto è coinvolto nelle indagini su un barbaro omicidio avvenuto nei boschi che circondano il paese. Forse testimone scomoda dei fatti, la figlia della proprietaria dell'albergo scompare improvvisamente. Incaricato delle indagini è Vertigo Kulbertus, un poliziotto grandemente obeso e prossimo alla pensione. Anzi, Vertigo avrebbe preferito trascorrere gli ultimi giorni di lavoro senza la scocciatura di risolvere il rebus di questi delitti.

Kulbertur è una figura grottesta, quasi tragica: mangia solo patate fritte con salsiccia, beve interi boccali di birra in un sorso, e si commisera per la propria infelicità. Interroga i testimoni in mutande, li insulta e se ne prende gioco, ma è tutt'altro che pazzo: sa che l'omertà di Reugny non può essere spezzata senza ricorrere a metodi poco ortodossi.

Il passato e il presente si intrecciano man mano che le indagini proseguono, conducendo Vertigo ad una soluzione del caso alquanto bizzarra e - dobbiamo dirlo - profondamente scorretta. Ma questo non è un romanzo poliziesco americano, in cui il Bene trionfa sul Male nel rispetto delle procedure. In fondo, nemmeno ci è chiaro se Kulbertus incarni davvero il Bene!

La scrittura di Bartelt è molto piacevole, e grande è la sua abilità del costruire personaggi plastici, caricaturali ma comunque plausibili. E' un peccato che solo i lettori francofoni possano godere della verve di questo autore, che potrebbe riscuotere un notevole successo anche in Italia.

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