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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Scioperi, scioperanti e scioperati

Ogni volta che c'è uno sciopero, mi tocca litigare con qualcuno. Leggendo molte notizie provenienti sia dall'Italia che dall'estero, ho sempre guardato con meraviglia l'atteggiamento dell'italiota medio di fronte alle astensioni dal lavoro. Essenzialmente, prevale l'egoismo: come si permettono quei farabutti di condizionare la mia giornata?
Essendo piuttosto francofilo, ed essendo noto che in Francia gli scioperi vanno avanti per intere settimane, questo senso di offesa personale mi infastidisce alquanto. Io non sono un accanito scioperante, anche perché lavoro in un settore dove i disagi dello sciopero possono essere minimizzati senza sforzo. Ovviamente preferirei che nessuno scioperasse, grazie ad un mondo del lavoro meno avido e più umano. Non essendo possibile, almeno nel nostro Paese, quasi sempre solidarizzo con le categorie che protestano. Ecco, gli scioperi selvaggi meriterebbero punizioni severe, ma non dobbiamo dimenticare che allo sciopero consegue una perdita secca di stipendio che merita rispetto. Molto spesso chi si astiene dal lavoro paga due volte per difendere un diritto: la prima volta perché ha perso il diritto, la seconda volta perché sta chiedendo di riaverlo.
Sarebbe bello che un tribunale del lavoro giudicasse nel merito le ragioni dello sciopero: se il datore di lavoro ha realmente violato un principio o una legge, dovrebbe restituire ai lavoratori danneggiati anche le giornate di sciopero. Questo non si applicherebbe ai rinnovi contrattuali, ma penso che ne vedremmo delle belle. Purtroppo così non è, e il povero lo prende sempre in saccoccia.
Comunque sia, trovo sconfortante che in Italia ogni occasione sia buona per accanirsi contro qualcuno: è una lotta fra poveri per compiacere i potenti. È l'animo servile che ci portiamo dietro da mille anni.

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