La (meglio) gioventù

Non passa giorno senza un allarme che coinvolga i giovani: ieri l'uso delle droghe, oggi la disoccupazione, domani il vandalismo. Questio giovani sono diventati il perno attorno al quale ruotano i problemi.
Ma devo essere sincero: chi sarebbero questi giovani? Io, per esempio, sono considerato ancora giovane?

La domanda è apparentemente oziosa: dice il saggio che uno è giovane (o vecchio) dentro, l'anagrafe non conta. Eppure vestire i panni del giovane è diventato massacrante, quasi che si volesse stabilire una pena per bilanciare l'ebbrezza della gioventù.

I giornali scrivono indifferentemente
Un giovane di 39 anni
oppure
Un anziano di 45 anni,
secondo le esigenze mediatiche. Oggi le attrici incartapecorite si definiscono ancora giovane e bellissima, senza vergogna. I settantenni che pagano le ragazze per una serata di burlesque (cit.) parlano di sé come vigorosi e ancora giovani.

Un tempo, qualche decennio fa, non era così. C'erano i giovani, nel senso delle persone con meno di venti o venticinque anni; e poi c'erano gli adulti, questa specie ormai estinta. Se avevi trent'anni e ancora andavi in giro a suonare il campanello di notte o a fare casino con la moto, eri semplicemente un bischero. Adesso sei giovane, e dunque sei libero di fare il bischero senza ritegno fino all'età della pensione.
Ah già, i giovani non avranno mai una pensione. Sarà questa la causa di tutto?

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