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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Senza dimostrazioni

Tempo fa avevo fatto una (facile) profezia: entro pochi mesi avrei ricevuto il primo manuale di matematica (quasi) privo di dimostrazioni. Ieri mattina, consegnatomi da una efficiente e cordiale rappresentante, eccolo sul mio tavolo. Facciamo nomi e cognomi:



Forse attratto dai nomi dei due autori, ho chiesto una copia per valutazione. La solerte rappresentante mi ha elencato le meraviglie di questo testo, corredato da numerosi esercizi. Ieri pomeriggio ho cominciato a sfogliarlo, e mi sono accorto che praticamente nessun teorema è dimostrato. Nella prefazione si dice

“Una conoscenza astratta della matematica sarebbe di ben scarsa utilità se non  accompagnata dalla capacità di utilizzarla  per descrivere, schematizzare e interpretare quantitativamente i principali aspetti della realtà che ci circonda”

E fin qui posso anche essere d'accordo. Ma il mio libro di testo di quinta liceo scientifico era indubbiamente più... matematico di questo! Alla resa dei conti, la fatica degli autori (fatica che non discuto e rispetto) si riduce alla compilazione di un breviario di sopravvivenza minima per matricole disperate. In una pagina sono definiti i limiti e le funzioni continue, facendo strame di qualunque ipotesi rigorosa. Insomma, una copia dei biechi testi di Calculus americani.

Date le premesse e data la mia (cortese) indignazione, sono sicuro che questo tomo avrà un ottimo successo nell'asfittico panorama della nostra università.

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