Odore di pioggia

Questa mattina, nonostante la pioggia intermittente, sono andato a fare una passeggiata per le strade della mia città. Con il giornale mezzo fradicio in una mano e l'ombrellino pieghevole nell'altra, ho camminato per un'ora in lungo e in largo. E ho annusato la pioggia, dopo tanto tempo.

Certo, non vivo nel deserto della morte, ma quest'anno la siccità ha imperversato anche nella verde Brianza. Ogni tanto veniva una tromba d'aria (non scherzo, l'ultima è stata all'inizio di agosto) con catinelle d'acqua concentrate in un'ora, ma per il resto tanto sole e tanto caldo. L'odore della pioggia di questi giorni è diverso, più intenso e definitivo. Presto avremo altre giornate di sole, perché a settembre, come diceva un mio conoscente, cola il piombo. Ma la perturbazione di queste ore è la tipica frattura fra l'estate e l'autunno, quando qualcosa si rompe e tutti ci accorgiamo che un'altra stagione bussa alla nostra porta.

Oggi è anche il primo giorno di settembre, il mese del ritorno alla nostra vita abituale: tornavamo all'asilo, poi a scuola, oggi al lavoro. Qualche volta ci divertiamo a prolungare le vacanze, ma l'atmosfera estiva è svanita. 

Per quanto mi riguarda, sono tornato in dipartimento già da una settimana, ma gli uffici erano per lo più deserti. Ancora un paio di giorni e il tempo lento e sospeso dell'agosto milanese sarà solo un ricordo, bello o brutto. L'anno (accademico) che sta iniziando porterà nel mio dipartimento delle novità: qualcuno arriverà e qualcuno andrà verso altri lidi. Sullo sfondo l'orizzonte resta carico di nuvole cupe, ma bisogna resistere e guardare avanti. Ci saranno nuovi studenti che (non) impareranno il calcolo differenziale, ci saranno nuove collaborazioni scientifiche e pochi soldi per finanziarle.

Il mondo va così, crediamo che le stagioni siano periodiche e invece scopriamo che sono sempre diverse. Ul mund l'è una gran bàla: il mondo è una grande palla, diceva quel saggio.

 

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