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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Recensione: "Nella casa" di F. Ozon

Sono riuscito a vedere, in francese con sottotitoli, l'ultimo film del regista François Ozon, Nella casa (Dans la maison il titolo originale). Ecco il trailer ufficiale:


Ozon è un regista molto popolare, affezionato a temi spesso morbosi e scopritore dell'attrice Ludivine Sagnier. Questa volta si cimenta con una pièce spagnola ambientata nel mondo della scuola. La trama è affascinante: il professore di francese Germain, annoiato e deluso dalla sua classe, corregge il tema di Claude Garcia. È la prima puntata di un feuilleton ambiguo, in cui Claude avvicina con una scusa il compagno di classe Rapha Artole e si insinua nella sua casa e nella sua vita. Poco alla volta, diventa una presenza fissa per gli Artole, fino ad approfittare della madre di Rapha. La donna è (banalmente) delusa dalla vita di coppia, ma non cede alle lusinghe del giovane spavaldo.
Parallelamente, anche l'intimità del professore è sconvolta dai temi che Claude gli fa leggere, fino a minare l'equilibrio (già instabile) del rapporto con la moglie. Il professore non reprime, ma anzi incoraggia il voyeurismo dell'allievo, e ne diventa presto la vera preda. Ma è una preda inconsciamente consenziente, quasi bramosa di essere divorata dal predatore. Claude ottiene il suo scopo: seduce la moglie del docente e la convince a lasciare il marito. Manipolando Rapha Artole, arriva a far licenziare Germain per aver trafugato un compito di matematica, ma nemmeno questa volta ne perde la stima. Germain, ormai solo e disoccupato, osserva le finestre di una casa dalla panchina del parco, seduto accanto a Claude. Il predatore ha ormai il pieno controllo della preda, e ne fa un burattino.
A dispetto di alcuni titoli di giornale, questo non è un thriller. È piuttosto un dramma psicologico giocato sul filo del rasoio. Ozon non è Claude Chabrol, e non lascia che la tensione evolva nel dramma cruento. Chabrol avrebbe forse trasformato Claude in un assassino sanguinario, o forse sarebbe stato Germain a commettere un delitto inevitabile.
Invece Ozon preferisce la miseria della sottomissione, la debolezza della vittima che non sa riscattarsi.
Ma il film è anche un bel racconto del mestiere di insegnare. Spezzare gli schemi che regolano il rapporto fra insegnante e allievo può essere esiziale, seppur seducente. È interessante sottolineare le abilità matematiche del giovane Claude Garcia, che esclama convinto: "La matematica non delude mai."
Il confronto è con la vita, incerta e basata sull'incertezza. Claude Garcia è un evidente sociopatico, probabilmente una sceneggiatura americana lo avrebbe liquidato in un conflitto a fuoco con la polizia. Il cinema europeo privilegia il fascino dell'ambiguo, trasformando la perversione in virtù e la normalità in meschinità.
Pensandoci bene, quello dell'insegnante può essere solo una soluzione di comodo. In astratto, il senso del film è che nessuno è veramente quello che pensa di essere; la preda è cacciatrice, e il cacciatore è la preda.

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