Recensione: "Nella casa" di F. Ozon

Sono riuscito a vedere, in francese con sottotitoli, l'ultimo film del regista François Ozon, Nella casa (Dans la maison il titolo originale). Ecco il trailer ufficiale:


Ozon è un regista molto popolare, affezionato a temi spesso morbosi e scopritore dell'attrice Ludivine Sagnier. Questa volta si cimenta con una pièce spagnola ambientata nel mondo della scuola. La trama è affascinante: il professore di francese Germain, annoiato e deluso dalla sua classe, corregge il tema di Claude Garcia. È la prima puntata di un feuilleton ambiguo, in cui Claude avvicina con una scusa il compagno di classe Rapha Artole e si insinua nella sua casa e nella sua vita. Poco alla volta, diventa una presenza fissa per gli Artole, fino ad approfittare della madre di Rapha. La donna è (banalmente) delusa dalla vita di coppia, ma non cede alle lusinghe del giovane spavaldo.
Parallelamente, anche l'intimità del professore è sconvolta dai temi che Claude gli fa leggere, fino a minare l'equilibrio (già instabile) del rapporto con la moglie. Il professore non reprime, ma anzi incoraggia il voyeurismo dell'allievo, e ne diventa presto la vera preda. Ma è una preda inconsciamente consenziente, quasi bramosa di essere divorata dal predatore. Claude ottiene il suo scopo: seduce la moglie del docente e la convince a lasciare il marito. Manipolando Rapha Artole, arriva a far licenziare Germain per aver trafugato un compito di matematica, ma nemmeno questa volta ne perde la stima. Germain, ormai solo e disoccupato, osserva le finestre di una casa dalla panchina del parco, seduto accanto a Claude. Il predatore ha ormai il pieno controllo della preda, e ne fa un burattino.
A dispetto di alcuni titoli di giornale, questo non è un thriller. È piuttosto un dramma psicologico giocato sul filo del rasoio. Ozon non è Claude Chabrol, e non lascia che la tensione evolva nel dramma cruento. Chabrol avrebbe forse trasformato Claude in un assassino sanguinario, o forse sarebbe stato Germain a commettere un delitto inevitabile.
Invece Ozon preferisce la miseria della sottomissione, la debolezza della vittima che non sa riscattarsi.
Ma il film è anche un bel racconto del mestiere di insegnare. Spezzare gli schemi che regolano il rapporto fra insegnante e allievo può essere esiziale, seppur seducente. È interessante sottolineare le abilità matematiche del giovane Claude Garcia, che esclama convinto: "La matematica non delude mai."
Il confronto è con la vita, incerta e basata sull'incertezza. Claude Garcia è un evidente sociopatico, probabilmente una sceneggiatura americana lo avrebbe liquidato in un conflitto a fuoco con la polizia. Il cinema europeo privilegia il fascino dell'ambiguo, trasformando la perversione in virtù e la normalità in meschinità.
Pensandoci bene, quello dell'insegnante può essere solo una soluzione di comodo. In astratto, il senso del film è che nessuno è veramente quello che pensa di essere; la preda è cacciatrice, e il cacciatore è la preda.

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