Finché il cuculo canta


Finché il cuculo canta e noi lo sentiamo, tutto va bene. È il motto di Mauro Corona, che a parer mio ha toccato con questa raccolta forse il punto più alto della sua carriera di narratore di storie brevi. Devo dire che ho acquistato il libro per puro errore: seduto davanti alla schermata di Ebay, ho fatto un click di troppo e la mattina seguente un’email mi intimava di provvedere urgentemente al saldo del mio acquisto. È stato un errore benedetto. Fra parentesi, voglio ribadire che le Edizioni Biblioteca dell’Immagine sono splendide: solide, economiche, di lettura agevole grazie al font nitido e grande. Altre case editrici ben più famose sembrano fare la cresta sulla confezione dei libri.

Scritto nel 1999 e giunto alla tredicesima edizione, è suddiviso in capitoli: Aria, Cielo, Fuoco, Acqua e Terra. Più il racconto finale, sotto il titolo La primavera esiste. Largamente autobiografico (come tutti i libri di Corona), spazio dalle avventure in montagna al ricordo della notte in cui il Monte Toc cadde nella diga del Vajont (9 ottobre 1963, circa duemila morti, Longarone cancellata dalla Terra e un’intera valle devastata), passando per qualche episodio più intimo dell’autore. 
L’iniziazione alla caccia (di frodo) attraverso lo sgozzamento di una camoscina ferita, il rito del sangue del primo camoscio abbattuto con il fucile, e soprattutto lo struggente Sogno di Valnea: storia di una ragazza eterea, dell’infatuazione del giovane Corona e dell’ultimo, quasi inconsapevole addio terreno. Sono solo alcune delle narrazioni che troviamo in questa raccolta, accanto ad antiche leggende del Friuli Occidentale. Un libro che mi sento di raccomandare, accanto ai Fantasmi di pietra.


Chiudo con una mia opinione: negli ultimi tempi Mauro Corona ha scritto molto, forse anche troppo. Ho già sul tavolo La voce degli uomini freddi, mentre ho deciso di evitare il pamphlet moraleggiante sull’alcool. Senza dubbio dotato di una capacità affabulativa fuori dal comune, resta la sensazione di uno sfruttamento mediatico eccessivo dello scrittore. Non è un caso se i risultati memorabili restano quelli degli anni ’90.

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