Vacanze sulla neve

Oggi è il primo giorno di vacanza. Beh, tecnicamente sarebbe lunedì prossimo, ma ci siamo capiti: fino al 6 gennaio 2014, tutti a casa. Nei giorni scorsi i pendolari parlavano di ferie, e praticamente tutti quelli che ho sentito resteranno a casa almeno fino al 2 gennaio.
Sembra che stia diventando normale: la crisi blocca il commercio, i saldi hanno spostato in avanti di qualche settimana la soddisfazione di quei piccoli desideri materiali che ci aiutano a vivere meglio. Però è un'usanza piuttosto lontana dalle tradizioni italiane. La generazione dei miei genitori non conosceva affatto le ferie invernali. Mio nonno, che per un certo periodo ha gestito un negozio di generi alimentari, doveva restare aperto fino alle 12:30 del giorno di Natale, perché tutti volevano il pane fresco e i salumi appena affettati per il pranzo "grande". Per inciso, qui in Lombardia non usa la cena di Natale del 24 dicembre, bensì il pranzo del 25.
Ma anche gli operai e gli impiegati stavano a casa solo il 25 e il 26, poi magari il 31 e Capodanno. Al massimo gli uffici chiudevano prima il giorno della vigilia, ma non prima delle 16. Altri tempi, l'economia tirava e le fabbriche producevano a pieno regime. Solo gli scolari si godevano un periodo di riposo più consistente.

Non voglio dire che siamo diventati tutti sfaticati, né voglio sembrare uno stakanovista. Semplicemente, ci siamo avvicinati alle abitudini nordiche, che da sempre tutelano gelosamente le ferie d'inverno. D'altronde non siamo nel deserto del sale, e le montagne innevate attraversano gran parte dello Stivale e attirano orde di cittadini che vanno dove nevica firmato (secondo la definizione di Mauro Corona).

Io mi dedicherò a fare un po' di conti e a preparare l'ultima parte del corso di analisi reale. Poi leggerò, perché ho accumulato talmente tanti libri e ebook che basterebbero per un paio di mesi.  Potrei anche scrivere qualche post, chissà. Per ora, buone feste a tutti!



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