Valle d'Aosta, 80 anni dopo

La prossima settimana andrò in Val d'Aosta. A Valsavarenche, per amor di precisione. Non ci sono mai stato, eppure mi sembra di avere tanti ricordi.

Il fatto è che il mio povero nonno Federico, nato a Cunardo nell'agosto del 1913, venne arruolato nel fascistissimo corpo degli alpini, battaglione Intra, e spedito in Val d'Aosta per la scuola di montagna. Correva l'anno 1933, più o meno. Per tutta la mia gioventù ho sentito i suoi racconti, gli aneddoti, le rievocazioni delle scalate e delle marce ad alta quota. Mi rimproverava sempre di non amare la montagna, e adesso sarebbe felice di sapere che ho cambiato idea. Chissà, forse lo vede da lassù.

Io andrò a camminare, mentre lui si stava preparando alla guerra, all'Abissinia e alla Jugoslavia. Posti dove potevi prenderti una pallottola nella schiena dalla resistenza (perché noi italiani non eravamo là a esportare democrazia, bensì ad espandere il ridico impero) in qualunque momento. Forse riuscirò a vedere, con l'occhio della mente, l'istruttore di sci alpino Zeno Colò e il Duca d'Aosta che guidavano mio nonno e troppi suoi coscritti verso un futuro incerto.

Sono contento di visitare quei luoghi senza una mitragliatrice in spalla.

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