M'indigno, mi impegno

... poi getto la spugna con gran dignità. Sono le parole di una famosa canzone di Fabrizio De André, con i dovuti adattamenti grammaticali.

Ieri era la giornata dell'indignazione globale, lo sappiamo tutti. Mi ricorda tanto Pierre Magnan, con la sua rubrica dell'indignato permanente. Sappiamo anche com'è andata a finire, almeno in Italia.

Che dire? Io sono soprattutto indignato di dovermi indignare permanentemente. L'indignazione dovrebbe essere l'eccezione, e detesto chi vuole trasformarla nella regola. Naturalmente questo vale sia per chi ci governa con i piedi e con altre parti anatomiche, sia per chi cavalca l'incavolatura popolare per accreditarsi in politica.
E la violenza? La violenza deve essere fermata, indipendentemente dalle motivazioni. Sarò un benpensante, ma una vittima violenta mi sembra odiosa quanto un carnefice violento. Dite che ieri la violenza era la solita cospirazione dei poteri forti eversivi? Non lo so, forse. Ma era comunque violenza. Da parte mia, magari vedo troppi polizieschi, ma sono sempre stato vagamente law and order. Ciò non impedisce di essere di sinistra, ma impedisce di ammirare quelli che incendiano le automobili parcheggiate.

La morale, ma dovrei scrivere l'amorale, è che noi italiani siamo un popolo immaturo, a destra e a sinistra. Ahi, serva Italia! Mille anni di sottomissione sono trascorsi invano.

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