Piramide scolastica

Sono cresciuto nella convinzione che il sistema scolastico fosse una piramide: a sei anni si sale il primo scalino, e poi l'ascesa continua attraverso la scuola media inferiore, superiore, l'università e magari il dottorato di ricerca.
Adesso, dopo cinque anni di insegnamento universitario, ho la sgradevole sensazione che ogni ciclo sia impermeabile ai precedenti. Possibile che io debba spiegare a ragazzi usciti dal liceo scientifico che cosa sia una funzione goniometrica? Possibile che non abbiano mai risolto una disequazione razionale fratta? Ma che cosa insegnano i miei colleghi delle superiori, benedetto Iddio?

Il mitico professor Dario Pavesi, nel lontanissimo 1992, ci chiedeva di dimostrare nei compiti in classe la disuguaglianza di Cauchy-Schwartz in $latex \mathbb{R}^3$. Io non mi sentivo un genio, ma sapevo sommare le frazioni fin dalla terza media. Avevo amici delle scuole tecniche che risolvevano equazioni differenziali del secondo ordine a diciotto anni, mentre tanti laureati scientifici non le vedranno mai.
Tutto questo mi sembra aberrante. O forse no, se il modello di laureato è quello del lavoratore ideale per le aziende: muto, rassegnato, poco istruito. Non si sa mai che un laureato sveglio cerchi di cambiare il mondo...

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