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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Va' a lauraa

Poche cose mi infastidiscono quanto le persone che misurano continuamente la produttività altrui. Le senti dire: "Quello non ha mai fatto niente", "Quell'altro parla tanto ma poi non ottiene risultati", fino al tragico "In un giorno, io faccio il triplo di quello che lui/lei fa in una settimana".

Il mio fastidio nasce dal timore che, presto o tardi, chiunque cadrà sotto i colpi dei brianzoli di professione. Gente che, sovente, spreca il proprio tempo a giudicare il lavoro degli altri. Chi giudicherà loro?

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