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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Incolliamo le derivate?

Uno degli abiti mentali più difficili da estirpare nei giovani studenti universitari è quello della derivabilità per le funzioni definite a tratti. Per esemplificare, immaginiamo che una funzione $f \colon [-1,1] \to \mathbb{R}$ sia definita come segue: $$f(x)=\begin{cases} p(x) &\text{se $-1 \leq x \leq 0$} \\ q(x) &\text{se $0<x \leq 1$},\end{cases}$$ dove $p$ e $q$ sono due funzioni derivabili in $[-1,1]$.

Tutte le matricole si convincono rapidamente che $f$ è continua in $x=0$ se e solo se $p(0)=q(0)$ (o, più propriamente, $p(0)=\lim_{x \to 0-}q(x)$). Quando devono affrontare la derivabilità, iniziano i drammi.

Io non so se sia colpa degli insegnanti delle scuole superiori, oppure se sia una manifestazione di quel principio di semplificazione che spinge taluni a scrivere $(a+b)^2=a^2+b^2$ solo perché la formula corretta è troppo complicata. Fatto si è che prevalgono gli studenti che si affidano a questo ragionamento fallace:

La funzione $f$ è derivabile in $x=0$ se, e solo se, $\lim_{x \to 0-}p'(x)=\lim_{x \to 0+}q'(x)$.

Orbene, sorvolando sul fatto che innanzitutto bisognerebbe accertarsi della continuità di $f$, quella scritta sopra non è una condizione necessaria e sufficiente per la derivabilità in $x=0$. Uno dei limiti delle derivate potrebbe non esistere, ma questo non impedirebbe ad $f$ di essere derivabile.

In questi casi, occorre rifarsi alla definizione di derivata, e verificare che $$\lim_{h \to 0-} \frac{f(h)-f(0)}{h} = \lim_{h \to 0+}  \frac{f(h)-f(0)}{h}$$ siano finiti. Fra l'altro, il calcolo della derivate sinistre e destre non è necessariamente più complesso del calcolo dei limiti delle derivate di $p$ e $q$. 

Chi non fosse convinto, rifletta sulla funzione $f \colon [-1,1] \to \mathbb{R}$ definita dalla formula $$f(x)=\begin{cases} 0 &\text{se $-1 \leq x \leq 0$} \\ x^2 \sin \frac{1}{x} &\text{se $0<x \leq 1$}. \end{cases}$$

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