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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

La memoria dei libri

Ho appena finito di leggere un'intervista ad una cantante italiana di qualche anno fa, nelle pagine culturali di un quotidiano. Di solito evito questi sforzi, perché quasi sempre si tratta di spot pubblicitari mascherati da giornalismo. Questa volta, invece, sono rimasto colpito da un'osservazione: la cantante parlava della sua biblioteca, ma soprattutto sosteneva di dimenticare velocemente le trame dei libri letti. Pensavo fosse una mia tara fisiologica, e invece non sono solo.

Prendiamo ad esempio i libri del mio autore preferito, Georges Simenon. Da anni li acquisto e li leggo voracemente, ma altrettanto facilmente li dimentico. Certo la mole spaventosa di pagine scritte da Simenon non aiuta, ma tante volte ho afferrato un suo romanzo dallo scaffale di una libreria, chiedendomi se dovessi acquistarlo.
Comunque non esageriamo: non sono ancora completamente rimbambito, e una scorsa del risvolto di copertina basta per decidere se io abbia già letto quel racconto. Ma non sono quasi mai capace di riassumere la trama. E lo stesso vale per i libri di Joe R. Lansdale.

Forse il punto è proprio la serialità. Ripenso alla famosa serie tv Friends, e osservo che ricordo quasi a memoria gli episodi delle prime tre serie, ma poi c'è il vuoto. Dalla quarta alla decima, posso solo dire di ave visto tutte le puntate, ma non chiedetemi che cosa succedesse di volta in volta.

Tanti anni fa, ero studente universitario, un esercitatore di Analisi II se ne uscì con una frase bellissima: "Non chiedetemi il numero di telefono di casa: è lungo otto cifre, e per ogni cifra che entra nella mia testa c'è un teorema che esce."
Meglio rassegnarsi, le informazioni si accumulano e non c'è spazio per tutto. Me poi non è grave ricomprare lo stesso romanzo: posso sempre dire che volevo fare un regalo.

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