Bari-Milano coast to coast

Da più di dieci anni mi succede di andare a Bari per lavoro. Inizialmente partivo da Trieste e viaggiavo di notte, mentre ora parto da casa e viaggio di giorno. Sempre in treno. Certo, una ragione è che ho un certo timore dell'aereo e di tutti i mezzi di trasporto che ti sollevano da terra, come le funivie e le cabinovie in montagna. Però devo dire che non mi pesa.


Partire da Bari alle 7:30 del mattino mentre la città si mette in moto e attraversare tutta l'Italia lungo l'Adriatico mi mette allegria: dal finestrino vedo la campagna pugliese, i monti del Gargano, le coste dell'Abruzzo e il Conero. Poi scorre la Romagna con i suoi viaggiatori perennemente abbronzati e talvolta un po' malinconici nel loro stile da vitelloni. Da Bologna in poi comincio a sentirmi a casa: la Pianura Padana, Parma, Piacenza, Milano Rogoredo e Milano Lambrate, fino all'ingresso di Milano Centrale con i suoi binari a ragnatela. Mi manca solo l'antica voce degli annunci con l'altoparlante: era la voce di un doppiatore professionista, così potente che incuteva timore ai viaggiatori. Annunciava perentoriamente la soppressione di un treno, e tu vedevi il locomotore abbattuto da un colpo alla nuca per mano di un boia incappucciato. Ora c'è una voce femminile anonima, così squillante da risultare poco comprensibile sotto le volte della stazione. Tutto cambia, purtroppo anche le cose buone.


Nelle ore di viaggio da un capo all'altro del Paese ho osservato i frammenti di vita di uomini e donne di tante regioni e di tante culture diverse, ognuno inconsapevole di essere finito, per qualche istante, al centro dell'attenzione di un viaggiatore. 

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