Le voci del bosco

Secondo libro dello scrittore friulano Mauro Corona, è stato scritto nel 1998 ed è risultato vincitore del premio Carnia nello stesso anno. Lo stile dell'autore era ancora lontano dalle infiltrazioni romanzesche più recenti, e l'uso dell'illustrazione disegnata a matita accompagna le descrizioni dei prodotti artigianali ed artistici ricavati dal legno.
Sì, il legno: vero protagonista di questa storia. C'è stato un tempo, non troppo remoto, in ci l'uomo si serviva del legno per fare tutto, dagli utensili ai giocattoli, dai mobili ai capi di vestiario (scarpe, cinture, perfino cravatte). Nella Erto di Corona i bambini imparavano presto a riconoscere gli alberi: il maggiociondolo, il carpino, il ciliegio, il faggio, il cirmolo (o pino-cembro). E la fantasia del bambino-adulto Corona associa queste varietà lignee alle caratteristiche dell'uomo: l'onestà, l'affidabilità, la tendenza a piegarsi sotto il peso delle responsabilità, e così via.

Il fascino dei primi testi di Mauro Corona è esattamente nell'assomigliare ad una chiacchierata in osteria: leggi queste pagine e vedi, nella tua mente, la figura burbera dell'autore con il sigaro e un bicchiere (meglio due!) di vino sul tavolo, mentre le sue mani abituate a lavorare il legno compiono movimenti lenti e suggestivi nell'aria. A differenza dell'altro cantore della montagna, Mario Rigoni Stern, Mauro Corona ha la capacità di essere meno letterato e più... artigiano.
Questo libro è una lettura veloce, forse non la più significativa nella produzione dello scrittore ertano, ma comunque capace di rasserenare lo spirito.

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