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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Una commedia italiana

No, decisamente sono allergico alla letteratura italiana contemporanea. Mi sono impegnato, ho fatto uno sforzo, ho acquistato questo romanzo di Piersandro Pallavicini, l'ho letto. Ma dire che mi sia piaciuto, proprio non posso.


Giusto per sgombrare il campo da possibili equivoci, la foto di copertina non c'entra un tubo con la trama. Senza essere prolissi, ci sarebbe Carla Pampaloni Scotti, professore associato di chimica all'università di Milano, e figlia del dottor Pampaloni, già formaggiaio su scala industriale nella Milano degli anni Sessanta. Il Pampaloni Alfredo, dottore per tic linguistico, è palesemente rimbambito, e convoca tutta la famiglia nella casa vetero-moderna di Solaria, Trentino. Famiglia composta da Carla, dal fratello Rogoredo detto Edo, e rispettive progenie. Il Rogoredo vive da anni a Londra, è sposato con la snob Margareth ed ha due figli apparentemente deficienti. Anche Carla sarebbe sposata con Gigi, fisico negli Stati Uniti; ma il marito non ama le riunioni familiari, e resta in California a fare i suoi esperimenti. 

In questo clima caotico, fra indigeni che parlano con le dieresi (ad imitazione della parlata trentina, forse confusa dall'autore con la parlata altoatesina), si dipana una storia di miseria e nobiltà, di morte imminente e contadini rancorosi. Colpo di scena finale, frizzi, lazzi e commozione.


Spacciato per un libro di irresistibile comicità nel migliore stile della commedia italiana (però, che originale interpretazione!), a me è sembrato soprattutto un tentativo di scrivere una cosa simpatica ad ogni costo. Sovrabbondante di espressioni milanesi che nemmeno al festival della Lega Nord, Pallavicini finisce per essere stucchevole e molto prevedibile. Per non dire dell'esaltazione della moralità italica, per cui sarebbe quasi eroico utilizzare i soldi di un'evasione fiscale decennale per assumere la propria pupilla in università. In sintesi, siamo tornati al motto poveri ma belli, e sinceramente anche un po' coglioni (se mi passate il francesismo). Come altro definire il carabiniere che contrabbanda selvaggina con il villico di turno, o la poliziotta che si spara nel piede dopo trent'anni di onorato servizio? 

Un libro da spiaggia, nulla di più.

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