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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Dalle funzioni ai modelli

Ho ricevuto una copia saggio di questo nuovo libro edito dalla Casa Editrice Ambrosiana, e naturalmente l'ho sfogliato per farmene una prima idea. Il testo presenta alcuni argomenti fondamentali per i corsi di un primo anno di laurea ad indirizzo "scienze della vita" (biologia, biotecnologie, ecc.): vettori e matrici, funzioni, calcolo differenziale ed integrale, cenni alle equazioni differenziali. Rispetto ad un testo più vecchio degli stessi autori, qui manca completamente la statistica, che effettivamente non trova quasi mai spazio nell'unico insegnamento di matematica per questo tipo di lauree.

Il libro è estremamente affascinante per la quantità di modelli biologici presentati nei riquadri di complemento; lo è assai meno per il contenuto matematico, a mio modesto parere. Per il livello qualitativo, è paragonabile ad un testo liceale dei miei tempi, secondo l'abitudine (l'andazzo?) degli ultimi anni. Dopo aver insegnato per decenni che della matematica bisogna spiegare il perché più del come, oggi ci stiamo rimangiando tutto. Quindi via libera alle tabelle sulla gerarchia degli infinitesimi (da mandare a memoria, visto che non c'è traccia di giustificazione), alle tabelle di primitive, all'omicidio di primo grado delle definizioni rigorose.

Non dico che un insegnamento di calcolo elementare sia inopportuno: dico invece che è inopportuno che resti l'unica frequentazione con la matematica moderna nella carriera di uno scienziato. Ho già fatto questi discorsi altre volte, quindi non mi ripeterò. Ribadisco comunque il mio giudizio su queste opere didattiche: ammiccano alla sciocchezza secondo cui bisogna rendere banali le materie complesse, per non turbare l'equilibrio dei giovani allievi. Povere stelle, perché non spostiamo le tabelline all'ultimo anno di liceo, e le frazioni all'università? E pazienza se alcuni studenti del primo anno di matematica non comprendono la distinzione fra "esiste" e "per ogni": la vita è dura, non vorremo angosciarli anche con la definizione di integrale secondo Riemann, vero?

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