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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Un gioco da bambini

Non ricordo perché ho acquistato questo romanzo breve di Ballard, un autore del quale ho letto pochissimo: forse ne ho letto una recensione, non so. Resta il fatto che Un gioco da bambini è una lettura assolutamente appassionante.

Scritta sotto la forma di una relazione di lavoro, narra l'esperienza di uno psichiatra inglese chiamato a collaborare alle indagini su un crimine efferato: tutti gli adulti di un villaggio privato sono stati trucidati, e i loro figli sembrano essere stati rapiti dagli assassini. Giusto per inquadrare l'ambientazione che a noi italiani può apparire poco chiara, il crimine è stato perpetrato in una sorta di quartiere residenziale per ricchi, una specie di riserva protetta da guardie private e telecamere a circuito chiuso. Apparentemente un luogo idilliaco dove condurre una vita agiata e senza preoccupazioni.


Ma le circostanze sono inquietanti, perché non esistono prove di un vero rapimento. Aiutato da un detective cinico ma perspicace, lo psichiatra realizza l'agghiacciante realtà: i ragazzi non sono le vittime, sono gli assassini. Killer spietati che da mesi premeditavano lo sterminio dei genitori e di chiunque si fosse messo sulla loro strada. 

Il ritrovamento di una bambina, che le forze di polizia interpretano come la liberazione dalla prigionia, conferma definitivamente la teoria dello psichiatra. La piccola non è solo colpevole, è addirittura una delle menti che hanno organizzato la mattanza.


Il racconto di Ballard, quasi pronto per una trasposizione cinematografica, non crea alcuna forma di suspense: la verità è svelata immediatamente, forse perché la mostruosità del crimine deve prevalere sulla ricerca dei colpevoli. Da storia nera, quella che leggiamo diventa un monito contro l'oppressione del controllo e della felicità artificiale. Lettura consigliata, senza dubbi.

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