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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Almanacco del giorno prima


Quando ero bambino, mio papà mi ripeteva che è un peccato lasciare cibo nel piatto, perché qualcuno ha faticato per procurarlo. Sono cresciuto con questo principio nella testa, e ancora oggi mi sento in colpa quando rinuncio a leggere un libro fino all'ultima pagina. Il cibo continuo a lasciarlo nel piatto, invece.

Come stavo dicendo, dopo aver atteso che questo libro di Chiara Valerio arrivasse sul mercato dell'usato, l'ho preso e l'ho abbandonato a circa cinquanta pagine dalla fine. Proprio non ce l'ho fatta, ho sentito una voce perentoria che mi intimava di dedicare il mio tempo a letture migliori. Non saprò mai, presumibilmente, come finisce la storia, ma non credo che ne soffrirò troppo.

L'autrice, dottore di ricerca in matematica presso l'università "Federico II" di Napoli, mi sembrava promettente. E invece ho trovato il suo stile alquanto scontato, facile preda di quel disordine (anche grafico) che taluni scambiano per originale creatività. Pagine piene di frasi con punteggiatura... bizzarra, un'intera parte del libro riempita con banalità da biscotto della fortuna, personaggi mal delineati e evanescenti, per non parlare della tristissima abitudine di introdurre il discorso diretto senza alcun accorgimento tipografico: "A quel punto tu mi hai detto Sì, va bene e io ti ho risposto Ma perché non andiamo al cinema?". Una cosa veramente irritante, provare per credere.

La storia gira intorno ad Alessio Medrano, matematico figlio di matematici (due teorici dei numeri) che si è lanciato nel campo delle assicurazioni speculative. Vive, detto brutalmente, mettendolo in quel posto alle persone che hanno un'assicurazione sulla vita e vorrebbero riscattarla per bisogno di liquidità. È un asso nel campo dei derivati, scommette sull'aspettativa di vita dei clienti e ne rivende l'assicurazione. Poi, se ho capito bene perché questa Chiara Valerio non brilla per linerità della trama, si innamora perdutamente di una cliente, Elena Invitti: da questo momento il libro è un florilegio di insulsaggini vagamente melense.
Speravo che il fondo fosse stato toccato nella sezione-a-pensierini, e invece la parte conclusiva è una narrazione senza quasi punteggiatura né vero contenuto. Con sollievo mi sono risolto a chiudere il libro definitivamente. D'accordo, magari le ultime pagine sono un capolavoro; ma, in media integrale, direi che questo libro è un'occasione sprecata.

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