La via più facile

Inizia l'anno accademico e ritrovo, puntuali, i discorsi delle matricole sul treno. Questa mattina, in un vagone quasi deserto, salgono due ragazze delle mie parti. Si siedono proprio dietro a me, e si scambiano impressioni sul primo giorno da universitarie.

Era piacevole starle ad ascoltare, le loro parole mi riportavano a tanti anni fa: nell'ottobre del 1993 iniziavo la mia carriera da studente dell'università, fra nuovi colleghi e nuovi docenti. A un certo punto, una delle due ragazze afferma di aver frequentato il mio stesso liceo, a Cantù. Trattandosi di una scuola con un'ottima fama, già pregustavo le lodi al rigore e alla preparazione seria e completa. E invece no! Con un tono da confidenza-fra-amiche, ha bellamente ammesso che mai e poi mai avrebbe ripetuto l'errore di frequentare il liceo scientifico. Perché? Semplice: perché le materie erano troppo difficili, e in fondo quasi tutte inutili. Avrebbe potuto fare una scuola più semplice, e magari avrebbe anche trovato subito un lavoro. Inutile aggiungere che l'amica le dava ragione, spalando fango su fisica, latino e filosofia.

Io ci sono rimasto male, e non certo perché avevano sminuito il mio ex liceo. Mi è dispiaciuto ascoltare parole così rassegnate in bocca a due diciannovenni, che devono ancora vivere la loro vita. È il trionfo del "tutto e subito, senza sforzo", che gli ultimi vent'anni hanno glorificato ai massimi livelli. Meglio cafone ma con un bel lavoro da parrucchiera, verrebbe da pensare.

Intanto, stavo cercando di riepilogare la scaletta della mia lezione odierna: sistemi numeri, assioma di completezza, estremo superiore ed inferiore. Per chi, per che cosa?

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