Non frequentanti

Di tanto in tanto, per assaporare la nostalgia della mia giovanile passione per l'umanesimo, faccio un giro virtuale sui siti delle facoltà umanistiche di Milano. Mi diverto a leggere i programmi dei corsi e le relative bibliografie, ma sopratuttto mi piace confrontare le regole d'esame dei mie colleghi letterati.

Non ho mai capito perché gli umanisti (filosofi, letterati, storici, ecc.) impongono regole d'esame diverse agli studenti frequentanti ed a quelli non frequentanti. Già la denominazione di non frequentante suona un po' sinistra, e vabbè. Ma per quale ragione uno studente lavoratore dovrebbe studiare tre libri (quasi sempre scritti dal docente, per inciso) più dei suoi colleghi frequentanti? A che cosa è dovuta la sottintesa equazione
non frequentante = fannullone?
Io non mi sognerei mai di far portare un programma più vasti ai miei studenti che non possono seguire le lezioni.

Commenti

  1. il frequentante ha potuto assorbire la scienza infusa dal docente, il non-frequentante deve rimediare leggendosi i suoi libri

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  2. Ah, ecco! Come ho fatto a non pensarci prima?

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