Recensione: Mi ricordo di te

Ho appena finito di leggere Mi ricordo di te, di Yrsa Sigurdardóttir


L'ho acquistato con qualche riluttanza, perché questi thriller scandinavi si sono riversati sul mercato italiano come le cavallette bibliche. Questo, almeno, non è svedese, bensì islandese. La copertina, fra l'altro, è molto bella, ed è noto che questo è spesso un fattore determinante nella scelta di un libro.

La trama: è un buon esempio di storie parallele. Fin dall'inizio, i capitoli alternano rigorosamente due narrazioni apparentemente scollegate; la prima vicenda è quella di un uomo e due donne che si recano in un villaggio abbandonato per ristrutturare una casa. L'intenzione è quella di ricavarne una locanda, ma le donne manifestano immediatamente una forte avversione per i lavori. La seconda vicenda è quella di uno psichiatra, fresco di divorzio dopo aver perso misteriosamente l'unico figlio. Il bambino non è mai stato ritrovato, e dopo tre anni le ricerche si sono interrotte.
Ben presto tuttavia appare il primo elemento che avvicina le storie: la casa abbandonata sembra frequentata da un misterioso ragazzo, che l'autrice presenta come un elemento soprannaturale. Parallelamente, lo psichiatra è convinto di vedere suo figlio aggirarsi nei corridoi dell'ospedale, e la sua ex moglie gli riferisce di vederlo in sogno e di sentirlo parlare.

Le due trame si rincorrono con maestrìa, e l'autrice dimostra di saper giocare con le aspettative del lettore. È sempre attenta a chiudere ogni capitolo con un colpo di scena, e la scrittura è essenziale: naturalmente sarebbe interessante la consultazione del testo originale, senza nulla togliere all'ottima traduzione di Silvia Cosimini.
Arriva però un momento, nella lettura, in cui può capitare di sentirsi coinvolti nella solita storia di fantasmi, ormai fin troppo stantìa. Ed è qui che il lettore, con riconoscenza, scopre che le due narrazioni sono molto più legate, e che i legami sono tutt'altro che soprannaturali. Il Male gioca un ruolo determinante, un Male che emerge dal passato e che tocca tutti i protagonisti del libro. Un po' ironicamente, la chiave del mistero è... una fossa biologica. Ma non svelerò altro, perché il romanzo merita di essere letto.

Pur essendo, come detto, un ottimo esempio di lettura de paura, il finale (e intendo proprio  le ultime quindici righe) ci propone un tocco di horror anche eccessivo, e lascia alcune questioni irrisolte: qual è la natura di tante sparizioni? Crimine umano o evento ectoplasmatico? Io avrei preferito una risposta, ma questa sospensione potrebbe essere affascinante per altri lettori. Quello che è indubbio è che gli scandinavi riescono a sfruttare le asperità dei loro Paesi (e anche paesi con la "p" minuscola, come in questo caso) per creare ambientazioni suggestive ed inquietanti. Questa stessa storia perderebbe molto, se fosse ambientata nell'hinterland di Sacramento o Tallahassee, e non soltanto per l'uso degli elementi atmosferici.

Consigliato per qualche ora di svago... con brividi.

Commenti

  1. Ho appena finito di leggerlo e sto cercando qualcuno che mi illumini sul finale, aiuto! Ahahah

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