Glasnost all'amatriciana

Meno di un mese fa, ho presentato un progetto di ricerca presso un importante istituto nazionale di matematica, malauguratamente bollato come ente inutile e infine salvato in extremis dai canini aguzzi di Tremonsferatus.
Il progetto è stato bocciato, e sono cose che succedono. L'aspetto ambiguo della vicenda è il clima misterioso e carbonaro in cui essa si è svolta.
Sorvolo sulle difficoltà logistiche ed informatiche all'atto di inviare i progetti; un mio amico dice sempre che "se non sei capace, lascia perdere". Meglio spedire una email, che sbattere la testa per ore contro un'applicazione web fatta male e fruibile solo dietro raccomandazioni telefoniche di sedicenti tecnici.

Il fatto grave è la mancanza di trasparenza. Ogni progetto doveva essere composto da tremila caratteri: provate voi a scrivere un progetto di ricerca scientifico in tremila caratteri, senza formule e senza bibliografia. Ciascun progetto è stato poi valutato da... chi? Supponiamo che una commissione di esperti si sia impegnata a leggerli e a confrontarli. Peccato però che i criteri di valutazione, ingrediente indispensabile alla stesura di una qualunque graduatoria, siano segreti. Nessuna indicazione nel bando, nessuna pagina web di riferimento. Un puro atto di fede, insomma.
Il responso è arrivato con una email di tre righe: Caro Secchi, il tuo progetto non sarà finanziato. Punto.
Punto? Ma come? Era una lotteria o una valutazione seria? Perché non vi è piaciuto? Era troppo banale, troppo ambizioso? Sono troppo vecchio, o troppo giovane, o forse faccio schifo e non osate dirmelo in faccia?
La prossima volta comprerò un biglietto della lotteria, che almeno ha regole chiare.

Perché dobbiamo essere chiari: le valutazioni comparative sono tali solo quando gli interessati possono leggere le carte. Nel segreto delle catacombe, le commissioni potrebbero giocare ai dadi i nomi dei vincitori, per non essere ancora più maliziosi.

Nei lontani anni 70, le storie di Paperon de' Paperoni finivano spesso con una vignetta in cui i suoi dollari piovevano su Paperopoli, e la folla gridava "Prendi prendi! Arraffa arraffa!"
Noi italiani siamo fatti così, arraffiamo quello che cade dal cielo e tiriamo avanti senza troppi scrupoli.

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