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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Prati e pallone

In questi giorni di estate inattesa, capita di uscire di casa più volentieri. Io vivo a Cantù, che per i parametri Lombardi è una piccola città; eppure c'è ancora spazio per i prati e i giardini.
Ebbene, mi ha colpito la totale assenza di bambini che giocano all'aperto. Venticinque o trent'anni fa, noi passavamo le giornate sotto casa, in qualche prato che a noi sembrava lo stadio di San Siro. Oppure all'oratorio, dove potevamo giocare a basket.
Adesso i prati sono deserti, non si vedono i bastoni con cui delimitavamo le porte e i buchi, scavati con il tallone delle scarpe da ginnastica, del dischetto del calcio di rigore. Ma anche i campi asfaltati degli oratori sembrano poco frequentati. Oggi c'è internet, c'è il telefonino sempre acceso, il mondo forse è meno sorprendente per i ragazzi.
Per noi allontanarci dal quartiere era un'avventura, e non avevamo Google Maps.

Sarà giusto così, ogni generazione è diversa dalle altre. Però mi domando se i ragazzi del 2011 hanno ancora le ginocchia coperte di croste e sporcizia, se comprano ancora il ghiacciolo al bar dopo una partita "tre contro tre" sotto il sole. Sarebbe triste se fossero tutti pallido, miopi e con i pollici ipertrofici a forza di scrivere sms agli amici.

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