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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Svizzero-italiano

Stamattina, facendomi la barba, pensavo ad alcune questioni legate al corso che terrò il prossimo anno. Senza apparente motivo, mi è tornata in mente una mia amica, cresciuta in Svizzera. Da lei ho imparato l'espressione "ho bocciato"; ovviamente corrisponde al nostro "sono stato bocciato", eppure c'è una sottile e perversa differenza.
Lo studente italiano incolpa palesemente il sistema per il proprio fallimento: è stato quell'incompetente del professore, ovviamente prevenuto nei miei confronti, a valutarmi ingiustamente. Lo studente svizzero incolpa se stesso: io ho fatto male l'esame, e ho avuto il giudizio che meritavo.

Magari esagero, ma è un piccolo sintomo della mania di persecuzione endemica nel cittadino italiota. I meriti sono personali, le colpe sono sempre di qualcun altro.

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