Caro direttore...

Avete notato che tutti i principali siti di informazione (quotidiani, settimanali, televisioni) offrono ai visitatori la possibilità di lasciare commenti? E avete notato che, quasi sempre, il 70% dei commenti è banale o estremamente volgare?

Facciamo un esempio fittizio, e immaginiamo che la linea ferroviaria Topolinia-Paperopoli sia rimasta interrotta alcune ore per un guasto. In calce all'articolo leggeremo sicuramente dozzine di commenti simili: "I treni fanno schifo, dovrebbero licenziarli tutti!", "I ferrovieri sono tutti str****, la prossima volta che mi chiedono il biglietto li denuncio!", "Io devo andare a lavorare, mica a divertirmi come quelli delle ferrovie", e via dicendo. Tutte affermazioni talmente banali da apparire, scusate il francesismo, emerite cazzate. Ma di chi è la colpa?

Innanzitutto, occorre essere coscienti della triste realtà: i siti adorano questo genere di populismo becero, perché fa discutere e la discussione è tutta pubblicità. Quindi inutile confidare nel buon senso degli amministratori del sito, che sono pagati proprio per stimolare la pancia dei lettori.
Ma la colpa, secondo me, è anche di un andazzo alquanto squallido che si è diffuso negli anni; è in atto una regressione freudiana alla fase della parolaccia, e questo dovrebbe farci riflettere. Ricordate quando, da bambini, avete scoperto che dire parole volgari faceva arrabbiare i vostri genitori, e che più loro si sforzavano di reprimere la vostra deriva scurrile, più voi ci prendevate gusto? È una fase dello sviluppo intellettivo normale, come è normale che a dodici anni si dovrebbe parlare come un milord in famiglia mentre ci si abbandona al turpiloquio più fantasioso con gli amici.

Il guaio è quando questa fase continua fino alla vecchiaia, come sembra statisticamente evidente leggendo i commenti alle notizie in rete. Poiché non possiamo credere che i commenti volgari siano stati scritti da adolescenti brufolosi (che, per inciso, non hanno il minimo interesse per quei siti), deduciamo che centinaia di adulti, genitori, magari nonni, sfogano la scurrilità repressa navigando in internet. Per carità, lungi da me l'intenzione di scaricare la colpa sul mezzo. È solo la constatazione che la (presunta?) scolarizzazione capillare non ha comportato un innalzamento automatico del livello intellettuale di tanti italiani. Costoro scrivono commenti quasi incomprensibili, infarciti di orrori grammaticali da penna rossa, e deliziosamente guarniti di oscenità e inviti alla violenza.

Si dirà: "Così va il mondo, e i mezzi di informazione devono fotografarla."
Ecco, no: io credo che il giornalismo non consista nell'incoraggiare la volgarità, che pure esiste. Anzi, i mezzi di informazione sono sempre stati veicoli di cultura, di ragionevolezza. Provate a leggere le rubriche di corrispondenza con i lettori di qualche decennio fa, e ditemi se non vi sembri un altro pianeta. I trogloditi sono sempre esistiti, ma non venivano esaltati come "la ggente vera". D'accordo, ammetto di essere culturalmente snob, ma non me ne vergogno; la povertà economica non è mai una vergogna, quella intellettuale lo è molto spesso. Non si tratta di prendere la laurea o il diploma, ma di comprendere l'importanza di sollevarsi dalle catacombe dell'ignoranza più becera.
Ecco, se fossi l'editore di un sito di informazione, pretenderei di chiudere tutti gli spazi dei commenti, o magari di moderarli severamente. Nessuna censura di opinione, ma una dura censura contro la volgarità.

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