Ché a Natale non se ne può più di

Tormentoni (pre)natalizi, udibili in qualunque circostanza.
  • Se non ti vedo più, tanti auguri. Naturalmente le due persone in questione si vedono un paio di volte al giorno, ma cominciano il 24 di novembre a scambiarsi questa frase fatta. Gli autobus sono pieni di vecchietti che si lasciano così, con un pizzico di scaramanzia; in realtà, nei prossimi 29 giorni, si incontreranno alla solita osteria per la solita briscola. Ma le tradizioni sono tradizioni, che diamine!
  • Buona fine e miglior inizio. Ecco, questa mi fa letteralmente venire la pelle d'oca. Un ricordo della mia infanzia è mia nonna che, il venerdì di Passione (che allegria il cattolicesimo, vero?) sentiva le campane a morto e diceva "Stanno suonando la fine". Io non capivo bene, la fine di che? Cresciuto un po', ho ricostruito che "fine=morte", e non "di che" bensì "di chi". Questa tetra consuetudine mi è rimasta scolpita nell'immaginario, e quando un tizio augura buona fine ad un conoscente, secondo me è perché vorrebbe sbarazzarsene definitivamente.
  • A me il Natale mi mette tristezza, però lo festeggio per i bambini. Evviva l'onestà, quanto meno. Ci sono milioni di adulti che vorrebbero svegliarsi il 2 gennaio per evitare le insulsaggini delle Feste Comandate, ma si sacrificano per far piacere ai bambini. Insomma, li alleviamo con una specie di secondo peccato originale: averci massacrato l'anima per un decennio almeno con questo Babbo Natale, magari fingendo pure di non sapere che non esiste affatto.
  • Dove vai per Natale? Ovviamente nove persone comuni su dieci passeranno le Feste Comandate con i famigliari, secondo Tradizione. Solo pochi privilegiati partiranno per un paradiso tropicale, magari facendosi rimborsare le spese dalla Regione.
  • In questi giorni siamo tutti più buoni. Ma porca di quella miseria, non avete sentito parlare di quel massacro di bambini palestinesi, o di quell'epidemia mortale nel Remotistan, o di quel ragazzo che ha sterminato l'intero vicinato a colpi di M16? Come fate a pensare che le migliaia di futuri assassini facciano i buoni perché siamo a Natale? E se fossero assassini atei, ci avete mai pensato?
  • Anche quest'anno, tutti i treni si fermeranno cinque minuti a mezzanotte, per festeggiare l'anno nuovo. Non per sembrare ipercritico, ma forse si festeggerebbe meglio se i treni non si fermassero ogni cinque minuti per tutto il resto dell'anno, vi pare? Dopo le incomprensibili esigenze di servizio, adesso anche l'anno nuovo è una buona ragoine per fare ritardo sui treni?
  • L'Epifania tutte le feste si porta via. Questa è l'esclamazione che, alla cinquantesima volta in mezza giornata, potrebbe convertire un monaco buddista in un serial killer. Quanti sanno che cos'è l'Epifania, sinceramente? E perché mai dovrebbe portarsi via tutte le feste, se (per esempio) il giorno di Pasqua viene sistematicamente dopo? A meno che abbiate meno di diciotto anni, è da un pezzo che avete smesso di far festa dal 23 dicembre al 6 gennaio, vero? In tutta sincerità, molti di voi fanno festa il 25 e il 26 dicembre, il 1^ gennaio, e il 6 gennaio. Quattro giorni spalmati su due settimane, non mi pare che il 6 gennaio ci colga tutti nel mezzo di un'infinita vacanza.
  • Eh, quest'anno c'è crisi: ho comprato solo queste scarpe da cento euro, poi questo cappottino da centocinquanta euro (ma ne valeva la pena, signora mia), e poi ci sono i bambini che vogliono la pleistescion gold tempestata di brillanti e non posso dire di no. Ecco, quando il telegiornale intervista questi personaggi da baraccone che piangono miseria se devono pagare le tasse e poi spendono in un pomeriggio lo stipendio di due centralinisti precari, capisco che gli italiani sono senza speranza.

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