Lo splendore casuale delle meduse

Non ricordo più dove ho letto la prima opinione su questo libro di Judith Schalanski, ma senz'altro era lusinghiero. Ho aspettato di trovarlo usato, perché qualcosa mi lasciava perplesso nonostante la curiosità. Adesso mi ritrovo quasi pentito perfino dell'acquisto a metà prezzo.

Immaginate di essere una professoressa di biologia ed educazione fisica (mah...) in un liceo dell'ex Germania dell'Est. Avete quasi sessant'anni di età e più di trenta di esperienza in classe. Avete un marito che alleva struzzi e considerate un estraneo, e una figlia, Claudia, che vive negli Stati Uniti e disprezzate perché ha compiuto trentacinque anni e non si è ancora riprodotta. Proprio così: riprodotta. Vi scrive ogni tanto, ma l'avete praticamente dimenticata.
Tutti i giorni raggiungete la scuola e vi confrontate con allievi e colleghi. E li disprezzate tutti, dal profondo del cuore. Anzi, disprezzate l'umanità intera, dal vicino di casa all'autorità costituita. Per voi gli studenti sono animali da catalogare sulla base delle loro tare genetiche; li tenete a debita distanza, perché temete il contatto umano che non ha utilità biologica alcuna. Finché un giorno iniziate ad avere fantasie su una ragazzina della vostra classe, immaginate perfino di rapirla e violentarla. Non succede niente di tutto ciò, e poi il libro finisce.

Francamente fatico a trovare le parole per descrivere quest'opera tanto lodata. Avrei potuto scriverla anch'io durante una crisi di fame con conseguente calo di zuccheri. Forse la Schalanski era a dieta troppo stretta, e ha dato sfogo alla rabbia e alla stupidità che tutti sperimentiamo quando siamo frustrati.
Si parla di descrizione della fine del mondo, di parabola sugli effetti del socialismo reale, di metafora della vita; insomma, le solite banalità per sopperire alla mancanza di una storia.
L'ironia è del tutto assente, mentre dotte disquisizioni trascritte forse da un'enciclopedia per ragazzi dovrebbero mostrare che la biologia è tutto quello che conta davvero. Non manca la paginetta di disprezzo per la matematica, nella migliore tradizione del qualunquismo ammantato di intelligenza.

Un libro triste, che fa riflettere poco e fa arrabbiare molto.

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