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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Uno chalet tutto per me

Svizzera (francese), estate del 1919: Elizabeth torna nel suo piccolo chalet dopo i lunghi anni di guerra, in cerca di serenità e per fuggire ai ricordi più dolorosi. In compagnia della coppia di malgari che bada alla casa, Elizabeth cerca conforto nel silenzio e nella natura delle Alpi. Un giorno, inattese, due donne inglesi arrivano al rifugio dopo un'ascesa faticosa. Vestite di nero, molto imbarazzate, passano un pomeriggio con la padrona di casa; quando sente che le due connazionali vivono stentatamente in una piccola pensione a fondo valle, Elizabeth si offre di ospitarle per qualche tempo.
Mrs Barnes, sui cinquant'anni, è una donna devota e timorata di Dio. Mrs Jewks, la sorella quarantenne, non parla quasi mai. Entrambe sono vedove e lontane dall'Inghilterra dalloscoppio del conflitto.
L'atmosfera si stabilizza su un registro di prudente formalità, e Mrs. Barnes respinge con fermezza ogni tentativo di complicità. Ben presto Elizabeth scopre che la sorella giovane si è macchiata di un peccato mortale: aver sposato ben due tedeschi, prima il nipote e poi lo zio. Agli occhi della sorella maggiore è un abominio religioso (pare che per gli inglesi sia proibito il matrimonio con lo zio del defunto marito, mentre per i tedeschi sarebbe tollerato) e civile: i tedeschi sono i nemici giurati, e la guerra è una ferita ancora aperta.
La vicenda prende una piega divertente quando lo zio di Elizabeth, un decano in procinto di diventare vescovo, raggiunge lo chalet. È arrivato per ricondurre la nipote in patria, ma il destino gli sta preparando un imprevisto decisamente travolgente.

Scritto dall'australiana Mary Annette Beauchamp sotto lo pseudonimo di Elizabeth von Armin, il libro è una lettura un po' stucchevole. Lo stile è molto inglese, alcuni spunti sono inevitabilmente di difficile comprensione per un lettore contemporaneo. La rigidità dell'etichetta sociale e il senso morboso dell'ospitalità sono solo parzialmente ammorbiditi dall'ironia britannica dell'autrice. È un libro che odora di tè e di salotti polverosi, elegante e parecchio snob.

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