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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Firenze Santa Maria Novella


Sono a Perugia, per un convegno. Grazie (grazie?) alle coincidenze ferroviarie ho trascorso un'ora nella stazione di Firenze Santa Maria Novella. Non so perché, eppure Firenze mi emoziona.
Sinceramente non conosco affatto questa città: l'ho vista, di corsa, in occasione di una gita scolastica di tantissimi anni fa. Ricordo soprattutto il caldo infernale, i turisti e un pranzo a base di prosciutto e pane sciocco. Eppure, senza apparente ragione, l'aria di Firenze mi fa sentire a casa.
Il mio principale legame, se così posso dire, con il capoluogo toscano è l'amicizia con una ex-coinquilina dei tempi del dottorato. Fiorentina doc, mi parlava sempre male della sua città ed infatti si è trasferita a Trieste. 

Anche la stazione ferroviaria mi sembra speciale: ricordo le strofe della canzone di Pupo, "la notte qui non è come a Milano / o a Roma sempre piena di casino. Firenze Santa Maria Novella in festa / per lui che va, per lei che resta..."
In questa stazione trovi i giapponesi con i piedi doloranti dopo aver visitato gli Uffizi, trovi i pendolari della regione, trovi i milanesi che vanno in campagna e i romani che vanno al nord. Ci sono personaggi che, a Como, chiameremmo balordi; ma qui non ci sono commenti disumani o viaggiatori terrorizzati dalla loro presenza. Certo, c'è il tizio che parla con la sua bottiglia di birra, c'è la signora che trascina i suoi cenci sporchi verso un angolo, e ci sono anche i poliziotti in servizio. Eppure non chiedono i documenti a tutti gli stranieri come in stazione Centrale a Milano, e non perquisiscono "i sospetti" con il cane antidroga come a Chiasso. E Firenze SMN non è neppure quel gioiello di pulizia e ordine che è Trieste Centrale, per carità. Però, quando devo aspettare la coincidenza per Milano o per Perugia, non ho paura di essere pugnalato/rapinato/mitragliato/perquisito/inquisito/sequestrato. Forse sarà la vicinanza con l'omonima chiesa, che rende l'atmosfera più pacifica ed accogliente.

Sono tutte congetture. Resta il fatto che, pur non avendo mai messo piede fuori dall'uscio della stazione, a Firenze mi sento a casa.

Commenti

  1. la prossima volta tra un treno e l'altro mettici 4 ore e girati un poco la città...
    chi era la tua coinquilina che si è trasferita a trieste?

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