Giocattoli di latta

Qualche tempo fa i miei genitori hanno venduto due locali a Cunardo, che mio nonno utilizzava essenzialmente come refugium peccatorum, cioè come discarica. Ho quindi controllato se fra l'ammasso di vecchi mobili, vestiti infeltriti e ciarpame vario ci fosse qualcosa da salvare. E fu così che mi imbattei nello scatolone dei miei giocattoli estivi. Estivi, perché a Cunardo trascorrevo solo le estati (dal 1975 al 1997), sicché i giocattoli invernali sono sempre rimasti a Cantù. Di seguito, alcuni giocattoli emersi dalla polvere.

La temibile Roba pazza che strumpallazza. Detta anche Palla pazza, era un giocattolo immesso sul mercato all'inizio degli anni '80. Era una palla di schiuma sintetica colorata, nel cui interno era incastonata una grossa biglia di metallo. Però le due palle non erano concentriche, e questo provocava lo spostamento del baricentro. Il divertimento consisteva nel far rimbalzare la suddetta palla, che schizzava a destra e a manca con un moto praticamente browniano. Era una vera arma di distruzione di massa: bastava far cadere la palla sul pavimento per fracassare ogni genere di suppellettile. Nulla sfuggiva, dalle tazzine della bisnonna ai calli del nonno, dal vaso di porcellana alle zampe del gatto. È sparita dai negozi in fretta, probabilmente a causa delle richieste di risarcimento per i danni morali e materiali.

Il famigerato sterilizzatore di bambini. Purtroppo non ricordo più il nome commerciale di questa diavoleria, ma cercherò di spiegarvi le origini del nome popolare. Immaginate un peso da palestra, di quelli piccoli. Hanno la forma di un manubrio, cioè due estremità pesanti unite da un'impugnature. Il giocattolo in questione era proprio un'impugnatura di plastica di circa quindi centimetri, con due palle di gomma dura alle estremità. Per divertirsi (?) bisognava scagliare con forza questo aggeggio a terra, per farlo rimbalzare in alto. Capite bene che fa paura al solo pensiero. Ed infatti questo manubrio rimbalzava, con la forza dirompente di un missile della contraerea, direttamente verso il cavallo dei pantaloni di qualche compagno di giochi. Immaginate la gioia dell'amico, piegato in due per il dolore, mentre pensava al proprio futuro come voce bianca nel coro della parrocchia: bello, vero? Era un'alternativa economica alla vasectomia. Anche questo gioco non ha goduto di molta popolarità, tanto valeva comprare subito una bomba a frammentazione.

Lo spledido skate-board. Circa trent'anni fa, feci di tutto per convincere mia mamma a regalarmi uno skate-board. Era rosso, con le ruote gialle. Di ottima fattura, con l'anima in legno. Appena comprato, sono andato al parco giochi di Cunardo e l'ho provato. Sull'asfalto più ruvido che si possa immaginare, senza ginocchiere. Lo skate-board ha rivelato subito il perfetto bilanciamento delle ruote, con tanto di cuscinetti a sfera. Filava che era uno spettacolo, lo skate-board. Io no, ero troppo impegnato a togliere la sabbia dalle ferite sulle ginocchia e sui gomiti.

La bicicletta da passeggio. Oggi tutti hanno la muntan baik, ma nel 1980 i bambini avevano poche alternative: la Graziella o una bicicletta da passeggio. Qualcuno aveva una bici da corsa, ma il manubrio curvo era molto scomodo per un bambino. Io ho avuto una bicicletta da passeggio di seconda mano, eredeitata da un lontano parente troppo cresciuto per usarla ancora. Era color argento, con le gomme bianche che si sgonfiavano tutte le sere. Al mattino, il primo lavoro era quello di prendere la pompa e gonfiare le camere d'aria. È stata una bicicletta eroica, la portavo anche al mare. Già, mia mamma e mio nonno mi portavano al mare a Punta Ala, in una splendida pineta con un mare spettacolare. Mio papà ci raggiungeva all'inizio di agosto, quando iniziavano le ferie. Dovete sapere che questo campeggio era sterminato, e la direzione assumeva dei ragazzi che, in bibicletta, guidavano i clienti alle rispettive piazzole: i ragazzi facevano strada e i clienti seguivano con macchina e roulotte. Io, tutto eccitato da quel mestiere, fingevo di essere una guida e invitavo qualche turista straniero a seguirmi. Poi, sul più bello, mi infilavo a tutta velocità in una via laterale, lasciando l'incolpevole turista di stucco. Qualcuno inveiva nella sua lingua incomprensibile, qualcuno si metteva a ridere, molto saggiamente.

Il pupazzetto di Megaloman. Megaloman era questo qui:
All'inizio degli anni '80, questi supereroi giapponesi erano alquanto popolari, sebbene davvero ingenui. Le industrie del giocattolo fiutavano l'affare, e mettevano in vendita i pupazzi snodati. Lo ricordo bene: snodati, prometteva la scritta sulla confezione. Mi sono fatto regalare Megaloman snodato, l'ho portato a casa, ho aperto la confezione, e mi è rimasta in mano la gambetta destra del supereroe. Insomma, invece di combattere contro i cattivi, il mio eroe era già un invalido a carico dell'I.N.A.I.L.

La prossima volta vi racconto della mia collezione di pistole giocattolo, e di quella volta che l'operaio delle tapparelle pensò di essere finito in un covo di brigatisti. Che belli, gli anni '80!


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