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Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

I fratelli Rico






Arrivato da poco sugli scaffali per i tipi di Adelphi, I fratelli Rico è un romanzo piuttosto particolare per i lettori di Simenon. Ambientato negli Stati Uniti degli anni '50 (fra la Florida, New York e la California), si presenta fin dal principio come un romanzo tipicamente americano. I fratelli Rico sono tre affiliati ad una grande associazione di stampo mafioso attiva in tutto il territorio americano. Eddie, quello più disciplinato e fedele, ha raggiunto un livello di potere ragguardevole nella zona del Golfo del Messico, e particolarmente in Florida. Cura gli affari con zelo ed è un uomo di fiducia per l'organizzazione.
Suo fratello Gino è invece un killer, inviato spesso a fare pulizia nei casi difficili. L'ultimo, Tony, ha preso una pericolosa sbandata per una bella ragazza, e decide di lasciare l'organizzazione. Uno sgarbo impossibile da perdonare.
Eddie inizia un viaggio che lo porterà nell'estremo Sud Ovest, nel tentativo di trovare Tony per farlo espatriare. Questo viaggio è però anche un viaggio interiore, che fa vacillare le certezze del protagonista. Troppo tardi Eddie capisce di essere, lui stesso, soltanto una pedina nelle mani dei vertici mafiosi: ogni particolare è stato studiato fin dall'inizio, senza possibilità di cambiamento.

Portato sul grande schermo nel 1957 (il romanzo è datato 1952), I fratelli Rico parte più lentamente del solito, e soprattutto il classico rovesciamento che abbatte i protagonisti simenoniani non è una colpa diretta di Eddie. Il protagonista non ha particolari colpe, se non il peccato originale di essere entrato in un'organizzazione mafiosa. Paradossalmente il fratello Tony è il personaggio più vicino al cliché dello scrittore belga: la sua vita cambia per una decisione definitiva, presa volontariamente. È forse questo scivolamento dal ruolo di protagonista naturale a quello di comprimario che lascia un leggero senso di rinuncia. Simenon decide di sorprenderci, presentandoci invece un protagonista malgré soi, involontario carnefice del fratello più coraggioso.

Una picocla postilla: non ho letto la recente edizione (2014) Adelphi, bensì quella di Mondadori che potete vedere nella foto qui sotto. Inevitabilmente la traduzione mi è sembrata datata, ma senza eccessi ridicoli.



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