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Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

Sfogatoio

Un breve elenco delle cose che mi sono venute a noia di internet.

1. Quelli che ti dicono come devi mangiare/condire/cuocere/accompagnare le pietanze. Se voglio condire la pasta con la Nutella o i ravioli con il pesto, non mi interessa la vostra opinione contraria.
2. Quelli che ti spiegano dottamente che cosa pensare e quale opinione avere. Alla mia età sono in grado di pensare da solo. Possiamo discutere, ma non c'è ragione per cui le vostre idee siano migliori delle mie. E se sbaglio, pazienza.
3. Quelli che commentano qualunque affermazione con gli slogan stereotipati. Se stiamo parlando di politica, e l'unica frase che vi viene in mente è "tanto i politici sono tutti uguali/ladri", facciamoci un favore reciproco: risparmiamo tempo e fatica, amici come prima.
4. Quelli che intervengono solo perché si sentono soli. Capisco che sia una tentazione irresistibile, io stesso ci sono cascato ripetutamente. Però i risultati sono tipicamente frustranti, e invece di farvi nuovi amici probabilmente verrete redarguiti o trattati come poveri pirla. Vale la regola aurea che si apre bocca usando si ha qualcosa di minimamente sensato e coerente da dire. Altrimenti meglio fare una passeggiata con il cane.
5. I tweet che parlano di circostanze note solo all'autore. Il primo pensiero del lettore è "che cavolo vuole questo?"
6. I post Facebook e i tweet sgrammaticati. Se vi hanno spiegato che una frase è composta da soggetto, predicato verbale e complemento oggetto, perché non seguite il consiglio?
7. Le recensioni dei film del tenore "film lento, poca azione". E certo, era un film di Bergman, non Die Hard 25! Quando scrivete una recensione, è superfluo sostenere che VOI avreste gradito un prodotto differente, dal momento che VOI non siete gli unici al mondo. 
8. Quelli che (anche nella realtà) si sforzano di scrivere/parlare come i figli adolescenti. Una volta ho sentito una cinquantenne, in treno, dire "Tranqui raga, sedetevi pure." Si sono voltati tutti. Lo sapete, vero, che i veri adolescenti stanno pensando "quel vecchio parla come un deficiente"?

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