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I trasgressionisti

Avete mai provato a pensare che cosa succederebbe, se improvvisamente rinunciassimo tutti al rispetto dei principi della civile convivenza, al rispetto dell'autorità costituita, a tutte le convenzioni sociali che fin da bambini siamo stati educati a seguire? Se l'avete fatto, probabilmente siete anche voi dei Trasgressionisti.

Torna sugli scaffali Giorgio De Maria, autore sempre troppo dimenticato delle Venti giornate di Torino (di cui ho parlato su queste pagine alcuni mesi orsono), con la nuova edizione di un romanzo apparso nel 1968 e mai più ristampato. Atmosfere surreali, oniriche, spettrali accompagnano il narratore anonimo che descrive in prima persona il proprio Grande Salto. Così è definito, nella cerchia dei Trasgressionisti, l'apice della ribellione al comune senso del pudore: un passo definitivo, che non ammette ripensamento né ritorno.

Il protagonista è un giovane torinese, prossimo alle nozze con una ragazza borghese e "perbene". Per puro caso, egl…

Perché siamo diventati così ignoranti

Rubo il titolo ad una pagina del Corriere della Sera, a cura di Claudio Magris. Sì, quello scrittore che ho criticato per l'ignoranza ostentata nelle critiche dei social network. Rimandando all'originale per la doverosa lettura completa, e sottolineando che ancora una volta il Corriere della Sera brilla per la banalità degli argomenti (siamo tutti ignoranti, non ci sono più le mezze stagioni, signora mia che tempi, ecc. ecc.), azzardo una congettura: siamo (ma lo siamo?) più ignoranti perché non selezioniamo i mezzi di istruzione.

Intendo dire che il passaggio dal libro (magari di testo) al fantastilione di informazioni presenti in Rete è umanamente insostenibile. È un fenomeno ben noto a qualunque insegnante: meglio usare inizialmente un libro di riferimento, invece che proporne dieci alternativi o complementari. Saper discernere fra le informazioni importanti e quelle superflue appartiene all'individuo già intellettualmente maturo, non certo al principiante.

Sinceramente credo meno alla teoria sulla qualità, secondo cui sarebbe la mancanza di controllo dei contenuti pubblicati in Rete a guastare l'apprendimento culturale. D'accordo, un'enciclopedia tradizionale è controllata dal comitato editoriale, ma Wikipedia è controllata da milioni di lettori che segnalano abusi e imprecisioni in tempo (quasi) reale.
Per me, come dicevo, è più pericolosa la quantità: avere a disposizione migliaia di pagine per approfondire ed imparare spinge sostanzialmente a fare altro, a rinunciare. Da una parte siamo scoraggiati dalla mole di notizie, e dall'altra diamo per scontato che basti aprire un browser per essere istruiti. Troppa offerta, non offerta di scarsa qualità.

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