Passa ai contenuti principali

In primo piano

Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

Perché siamo diventati così ignoranti

Rubo il titolo ad una pagina del Corriere della Sera, a cura di Claudio Magris. Sì, quello scrittore che ho criticato per l'ignoranza ostentata nelle critiche dei social network. Rimandando all'originale per la doverosa lettura completa, e sottolineando che ancora una volta il Corriere della Sera brilla per la banalità degli argomenti (siamo tutti ignoranti, non ci sono più le mezze stagioni, signora mia che tempi, ecc. ecc.), azzardo una congettura: siamo (ma lo siamo?) più ignoranti perché non selezioniamo i mezzi di istruzione.

Intendo dire che il passaggio dal libro (magari di testo) al fantastilione di informazioni presenti in Rete è umanamente insostenibile. È un fenomeno ben noto a qualunque insegnante: meglio usare inizialmente un libro di riferimento, invece che proporne dieci alternativi o complementari. Saper discernere fra le informazioni importanti e quelle superflue appartiene all'individuo già intellettualmente maturo, non certo al principiante.

Sinceramente credo meno alla teoria sulla qualità, secondo cui sarebbe la mancanza di controllo dei contenuti pubblicati in Rete a guastare l'apprendimento culturale. D'accordo, un'enciclopedia tradizionale è controllata dal comitato editoriale, ma Wikipedia è controllata da milioni di lettori che segnalano abusi e imprecisioni in tempo (quasi) reale.
Per me, come dicevo, è più pericolosa la quantità: avere a disposizione migliaia di pagine per approfondire ed imparare spinge sostanzialmente a fare altro, a rinunciare. Da una parte siamo scoraggiati dalla mole di notizie, e dall'altra diamo per scontato che basti aprire un browser per essere istruiti. Troppa offerta, non offerta di scarsa qualità.

Commenti

Post più popolari