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Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

Il soldatino impazzito

Superbo! Non trovo aggettivo migliore per definire questo libro di Gianni Zanolin. Uscito nel 2013 per i tipi delle Edizioni L'Omino Rosso di Pordenone, è diventato ben presto un caso letterario: ottime recensioni sulla stampa nazionale l'hanno fatto scoprire al grande pubblico.
La storia è molto italiana: l'omicidio di tre militari americani di stanza ad Aviano è scoperto, per puro caso, dal commissario Vitale (Vidal) Tonelli della questura di Pordenone. Il caso sembra risolversi in fretta, e facilmente. Troppo facilmente per essere vero. Ed allora entrano in gioco i servizi segreti, tipico apparato buono per ogni possibile devianza letteraria (e anche non letteraria). Fra personaggi ambigui e collaboratori fidati, Tonelli farà luce sulla vicenda, ma dovrà fare i conti con un passato che sperava di aver sepolto definitivamente.

Scritto magistralmente e con una ricercatezza di dettagli e particolari davvero notevole, il romanzo scorre senza pause o tempi morti verso l'epilogo. Che non è cruento come i capitoli precedenti indurrebbero a credere, e Zanolin resiste abilmente alla tentazione di un finale poliziottesco.
I testi sono ricchi di frasi dialettali, dal pordenonese al triestino, con una puntata nello sguaiato veneziano.
Ci sono punti deboli nella trama? Beh, forse soltanto la presenza ingombrante dei militari americani, che spiano mezzo Friuli con i loro satelliti e giocano dunque un ruolo onnisciente; qualche purista del giallo tradizionale potrebbe storcere il naso di fronte alle intercettazioni audio e video che, in pratica, svelano i fatti criminosi senza appello.
Il colpo di scena delle ultime righe, salutato da qualche recensore come un gioiello, non mi ha stupito: non posso rivelarlo qui, basti dire che avevo capito la verità alla seconda telefonata del commissario alla segreteria telefonica della compagna.

Sul sito dell'autore ho letto che è in preparazione la seconda avventura del commissario Tonelli. La attendo con ansia, e spero che la distribuzione possa migliorare: la mia libreria milanese di fiducia ha impiegato più di un mese per reperire il libro.

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